venerdì 17 giugno 2016

Notte prima degli esami

Mentre la scorsa settimana festeggiavamo la festa delle barche drago, tenutasi in Cina il 9, 10 e 11 giugno, in contemporanea si teneva un altro importantissimo evento per i cinesi: gli esami di maturità, in cinese “gaokao”.

Fonte: Reuters China
Il “gaokao” (高考), abbreviazione di “gaozhong kaoshi”, significa letteralmente esame delle scuole superiori, il corrispondente del nostro esame di maturità. La grande differenza tra i due sistemi è che, mentre il nostro esame di maturità consiste sostanzialmente in una valutazione generale dei cinque anni di scuola superiore, in Cina il gaokao rappresenta anche la selezione statale per l’ammissione all’università: più alto è il punteggio che gli studenti ottengono nelle prove, migliore sarà l’università alla quale avranno accesso. Di conseguenza, anche lavoro, stipendio e stile di vita che ci si potrà permettere nel proprio futuro, concetto strettamente similare al modello americano.

Storia
Il gaokao affonda le sue radici in profondità nella storia cinese. Si tratta infatti di un’antica tradizione che riporta agli esami imperiali, sostenuti fino al 1905 dai letterati che volevano accedere alle cariche pubbliche dello stato cinese. A testimonianza dello stretto legame con la tradizione degli esami imperiali, rimane tutt’oggi il termine “zhuangyuan” che un tempo si riferiva a colui che aveva ottenuto il punteggio più alto negli esami imperiali, mentre oggi designa colui o colei che ha ottenuto il punteggio più alto al gaokao. Siccome gli esami si differenziano tra il gaokao per le materie umanistiche e il gaokao per le materie scientifiche, ogni anno si avranno due zhuangyuan.
Ritornando alla storia, il gaokao è stato introdotto nel sistema scolastico cinese nel 1977 e da quel momento in poi è rimasto una costante della vita degli studenti cinesi delle scuole superiori. Prima del 2003, il gaokao si teneva a luglio, successivamente è stato invece anticipato al mese di giugno; la decisione deriva dal timore che il clima molto caldo, soprattutto nelle regioni al sud della Cina, possa influire negativamente sulla resa degli studenti.

Le date del gaokao sono ogni anno sempre le stesse: il 7,8 e 9 giugno. Quest’anno hanno partecipato al gaokao 9 milioni e 400,000 studenti circa, numero in calo di 20,000 rispetto al 2015. Nessuno quest’anno ha battuto il record tenuto dal signor Wang Xia, 86 anni, proveniente dalla città di Nanjing e che rimane decisamente al primo posto della classifica di partecipante più vecchio. L’anno scorso ha partecipato per la 15esima volta dicendo che, avendo solo un diploma di scuola professionale in materie medico/sanitario, vorrebbe invece ottenere una laurea in medicina per poter operare come dottore.

Funzionamento
L’esame si svolge nell’arco di due giorni per gli studenti che provengono dal corrispettivo del nostro liceo artistico (“yishu gaozhong”), mentre si svolge invece in tre giorni per tutti coloro che provengono dal corrispettivo del nostro liceo (“putong gaozhong”) che in Cina è solamente di una tipologia.

Nella maggior parte delle province, l’esame si compone di tre materie obbligatorie per tutti gli studenti: letteratura cinese, matematica e una lingua straniera. Vi è inoltre un'altra materia a scelta che si differenzia sulla base della tipologia di gaokao che si intende intraprendere: per l’indirizzo umanistico si deve scegliere tra scienze politiche, storia o geografia; per l’indirizzo scientifico tra fisica, chimica o biologia. Questo sistema non è uniforme in tutte le province, ma è quello che prevale nella maggior parte del territorio. Le province sono infatti relativamente autonome nella scelta delle materie da esaminare e quindi vi sono materie speciali che vengono affrontate solo nell’area di riferimento del proprio hukou.

Il punteggio totale ricevuto dallo studente è dato dalla somma dei voti presi per ogni materia. Di solito, per le materie obbligatorie, il massimo del punteggio è 150 per ogni materia, mentre per la materia a scelta è 300. Anche in questo caso, cambiando provincia, si cambia sistema e il punteggio massimo varia di anno in anno e di provincia in provincia.

In base al punteggio ottenuto, lo studente potrà avere accesso a università di primo livello, come l’Università di Pechino (Peking University) o l’Università Tsinghua, ovvero le università più prestigiose che assicurano un futuro brillante; le università di secondo e terzo livello, posizionate a un livello più basso nella classifica ma che assicurano comunque un diploma di laurea (in Cina la laurea di primo livello dura 4 anni, mentre la laurea specialistica 2 o 3 anni). Infine vi sono i “dazhuan”, ovvero le scuole professionali, di durata di 3 anni), i quali non conferiscono un vero e proprio certificato di laurea, ma un altro tipo di certificato non riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione che quindi non permette agli studenti né di poter proseguire con gli studi (a meno che non si vada in altra scuola professionale o in Cina o all’estero), né di ottenere, in generale, i migliori impieghi.

A seconda della provincia di appartenenza, gli studenti possono fare richiesta di entrata in una determinata università sia prima dell’esame, tenendo ben presente quale punteggio minimo devono ottenere per entrarci, oppure come avviene più frequentemente in tempi recenti, dopo che sono venuti a conoscenza del loro punteggio, compilando una lista in ordine di preferenza. Per ogni tipo di università, gli studenti possono selezionare 5 o 6 preferenze di istituzioni e programmi.

Commenti
Molte famiglie, proprio in base al punteggio ottenuto, decidono se mandare il proprio figlio a studiare nelle università di secondo e terzo livello, che certamente non hanno grande prestigio nella società cinese, oppure all’estero. Lo studio all’estero quindi non rappresenta soltanto una scelta voluta con l’intento di aprire la mente, fare nuove esperienze e ricevere un’educazione più libera, ma anche un modo per assicurarsi un futuro maggiormente prospero rispetto a quello che spetterebbe stando in madrepatria.

Ad esempio, nell’anno accademico 2015/2016, i progetti Marco Polo e Turandot hanno portato circa 3800 studenti a studiare negli atenei italiani nell’anno accademico 2015/16), ma quanti di questi hanno scelto l’Italia perché in discipline quali arte, musica, design, architettura e fashion l’Italia fa da padrone? Purtroppo, molti giovani cinesi scelgono l’Italia come meta del loro studio all’estero poiché è sufficiente un punteggio di 380 al gaokao, punteggio considerato in Cina molto basso che permetterebbe accesso solo a università di basso livello.

Inoltre, la pressione a cui sono sottoposti gli studenti cinesi è talmente forte che quello del gaokao è diventato un problema nazionale. Gli studenti devono memorizzare un grande volume di informazioni così da potenziare le loro abilità di scrittura per gli esami. In questo modo, si sviluppa una forte memoria, una grande abilità logica e forti capacità analitiche, ma poca immaginazione, poco pensiero critico e poca creatività.

Gli studenti non sono tuttavia gli unici a subire la pressione del gaokao, ma anche gli insegnanti. La società pone molta attenzione sul tasso d’iscrizioni alle università e quindi gli insegnanti sono giudicati dai genitori sulla base del loro successo nel preparare gli studenti affinché vengano ammessi alle migliori università.

Infine, gli studenti sono portati a vedere il gaokao, e di conseguenza la vita in ogni suo aspetto, come un gioco crudele, una guerra silenziosa in cui anche gli stessi amici e compagni di classe sono percepiti come dei potenziali e rischiosi nemici. Un proverbio molto popolare riferito al gaokao recita infatti: “Guadagna un punto e sorpasserai 1000 persone”, dove il verbo sorpassare non è reso con la sua accezione più comune, bensì con il termine “gandiao” (干掉) che  significa letteralmente far fuori qualcuno.

E’ chiaro in ogni caso che in questo sistema si perde totalmente la validità della singola persona, vengono ignorate le emozioni, i valori e la personalità del singolo a favore del punteggio. Non di rado, dunque, gli studenti soffrono di forte ansia prima e durante il test, alcuni svengono nell’aula dell’esame, altri ancora sviluppano differenti livelli di depressione clinica che arrivano addirittura al suicidio.

Politiche recenti
Il tema scottante del gaokao 2016 comunque sono le nuove politiche messe in atto dal governo centrale. Nella speranza di bilanciare lo sviluppo economico tra le zone costiere e quelle dell’entroterra cinese, nel 2014  sono state introdotte nuove politiche in un progetto pilota a Shanghai e nella provincia dello Zhejiang che dovrebbero prevedere una maggiore facilità di accesso alle università delle regioni costiere per tutti coloro che arrivano dall’entroterra o fanno parte di minoranze etniche. Il meccanismo attuale d’iscrizione all’università prevede che gli atenei riservino un certo numero di posti agli altri studenti locali, assegnando a richiesta altri posti agli studenti provenienti da altre regioni. Con le nuove politiche, ad ogni studente è assegnato un punteggio, basato su diversi fattori che ora comprendono anche l’appartenenza a una minoranza etniche o la località di provenienza, aumentando di fatto la possibilità agli studenti provenienti dalle altre regioni meno sviluppate dell’entroterra e agli studenti appartenenti alle minoranze etniche di entrare nelle università più ambite.

Tali politiche hanno ovviamente scatenato forti preoccupazioni e sentite proteste da parte di genitori e adolescenti stessi. Temono infatti che l’aumento dei posti riservati agli studenti provenienti dalle province meno sviluppate dell’interno del Paese possa escludere i loro stessi figli dall’accesso all’università, conseguenza che ovviamente ritengono ingiusta. Questo timore di subire un’ingiustizia deriva anche dal fatto che regioni quali Hubei e Jiangsu hanno rispettato per decenni e con grandi sacrifici la politica del figlio unico, per il quale ovviamente si aspettano il meglio. Aprire la strada ai giovani da altre aree del paese o ai giovani appartenenti a minoranze etniche che, si ricorda, non sono mai state vincolate dalla politica del figlio unico, è ovviamente percepito come ingiusto.
In conclusione, il governo dovrebbe, da un lato, garantire i diritti consolidati degli abitanti delle province più ricche e, dall’altro, riuscire a ridistribuire risorse e opportunità di studio e di lavoro ai propri cittadini nati e cresciuti nelle regioni interne del paese.

Curiosità
I zhuangyuan, ovvero gli studenti che hanno ottenuto il punteggio più alto, diventano delle specie di star: lo scorso anno, Liu Nanfeng, il migliore studente nel gaokao umanistico, è stato recuperato dalle sue vacanze a Chengdu con un servizio automobilistico speciale con chauffeur privato organizzato direttamente dall’università di Pechino che cercava di plagiarlo per farlo entrare nel loro ateneo.

L’anno scorso ben 1,465 studenti sono stati squalificati dai testi con l’accusa di essere “immigrati del gaokao”. Sembrerebbe che questi studenti, tra i quali anche figli di molti ufficiali del Partito siano migrati in Mongolia Interna per fare l’esame perché le prove, in quella regione, sembra siano più semplici.

Se da un lato i giovani sono concentrati al massimo delle loro forze, ancora più tesi di loro sono i genitori. Sul sito del ministero dell’istruzione si possono trovare indicazioni e suggerimenti, da come comportarsi con i figli a che cosa dar loro da mangiare per migliorare le prestazioni. Per i genitori in trepidante attesa del loro pargolo fuori dalle scuole vengono persino allestiti dei punti ristoro: acqua, posti a sedere e ombrelli per ripararsi da sole o pioggia vengono forniti, insieme a forniture mediche d’emergenza in caso alcuni genitori prendessero colpi di sole.

Si può anche aprire la porta del business sul gaokao: dagli studenti universitari assolti a 50 euro al giorno per ripassare e sovrintendere i ragazzi più piccoli nella preparazione pre-esame, ai venditori di sostanze e prodotti capaci di trasformare gli studenti in piccoli geni. Va per la maggiore, in questo momento, il “Naojiajia”, ovvero cervello eccellente. Si tratta di un kit miracoloso che promette di accrescere del 50% le proprie capacità di apprendimento, costituito da stimolatore di memoria, DVD, libretto di istruzioni e, per chi lo prenota via telefono, anche una confezione di pastiglie di DHA di potenziamento degli stimoli. Costo tra i 500 e 780 rmb.

Ma le assurdità non finiscono certo qui. A Tianjin troviamo dottori che, incoraggiati dai genitori, prescrivono la pillola a studentesse perché in modo tale da non essere “disturbate” dal ciclo mestruale durante i giorni di esame. Le fabbriche spesso lavorano a turni ridotti per mancanza di personale, gli uffici cambiano orario negli uffici e il traffico viene bloccato intorno alle zone di esame. Vengono anche apportate ingenti misure di sicurezza per proteggere la serietà delle prove. Lo scorso anno, gli ufficiali delle scuole di Pechino hanno seguito la consegna dei testi d’esame fino alle scuole attraverso l’uso di GPS, per assicurarsi che le domande non venissero rivelate in anticipo. Sempre per assicurare la serietà delle prove, in diverse province si sono utilizzati droni con incorporati degli scanner per scoprire eventuali furbate da parte di studenti attraverso segnali radio. Siccome gli studenti non possono portare nessun apparecchio elettronico nell’aula, il drone è capace di scovare anche quelli più “nascosti”, come per esempio le telecamere posto all’interno di penne, occhiali e termos.

Chi viene beccato a barare rischia non solo di essere squalificato impedendo la continuazione degli studi, ma da quest’anno fino a 7 anni di carcere. Non resta dunque che pagare qualcun altro perché faccia l’esame al proprio posto.


Il testo di questo post è stato utilizzato per realizzare la puntata “Esame di maturità: il gaokao” per Radio Meyooo, disponibile direttamente sul sito della radio o su Ipodcast cercando “Radio meyooo”.

venerdì 10 giugno 2016

La festa delle barche drago

Sono in vacanza. Ogni tanto gli amati cinesi ci concedono di riposarci e goderci un po’ l’esistenza. Si ricorda la festa delle barche drago, una celebrazione nazionale cinese che si tiene sempre il quinto giorno del quinto mese del calendario cinese (lunare). Vediamo un po’ di cosa si tratta.

Leggenda
La leggenda vuole che con la Festa delle Barche Drago si commemori il primo poeta cinese, di nome Qu Yuan (ca. 340 a.C.-278 a.C.), ministro leale e fedele dell'antico stato di Chu durante il periodo dei regni combattenti (475-221 a.C.). Qu Yuan, per garantire l'indipendenza della sua patria, si adoperò nel fare in modo che il suo stato si alleasse con altri contro lo stato di Qin che minacciava di conquistarli tutti. Tuttavia, il re, spronato da altri ministri, decise invece di allearsi con lo stato di Qin e fece allontanare Qu Yuan che, in uno stato di totale depressione, si ritirò in esilio e si dedicò alla letteratura e alla poesia. Raccolse infatti molte leggende e odi popolari in una celebre rassegna della letteratura cinese chiamata “Chu Qi” (che in realtà sembrerebbe essere stata compilata da qualcun altro), aggiungendo suoi versi personali. Qu Yuan è infatti famoso per essere il primo poeta a cui vengono effettivamente attribuiti dei versi (prima venivano scritte le poesie ma gli autori erano ignoti) e per aver creato dei poemi i cui versi non si limitavano ad avere quattro caratteri, come voleva la tradizione fino a quel momento, bensì avevano varia lunghezza.

Quando Qu Yuan scoprì che il regno di Chu era stato conquistato da Qin, si suicidò annegandosi nel fiume Miluo. Gli abitanti del luogo, sapendo che era un uomo buono, si precipitarono a salvarlo remando a tutta forza a bordo di lunghe e strette barche simili a canoe che loro chiamavano barche drago, in cinese “longchuan”. Per impedire ai pesci di divorarne il corpo, inoltre, essi gettarono loro del cibo e tentarono di allontanarli spaventandoli con il suono dei tamburi e con il rumore dei remi sbattuti in acqua. Da questi eventi sarebbe quindi nata la tradizione della festa, che prevede la corsa delle barche drago, accompagnate da gong e tamburi, in ricordo della tragica sorte di Qu Yuan. Durante la festa, inoltre, si consumano involtini di riso chiamati “zongzi”, che simboleggiano il cibo gettato in acqua per nutrire i pesci.

Ecco dunque l’origine delle due più importanti caratteristiche di questa festa: le barche drago e gli zongzi.

Le barche drago
Le barche drago sono delle imbarcazioni che, fin dall’antichità, venivano utilizzate come mezzi di locomozione sulla acque dai cinesi. Anche qui le leggende si sbizzarriscono: c’è chi dice che queste barche abbiano avuto origine presso una tribù chiamata Wuyue il cui totem era il drago. Altri dicono invece che le barche drago fossero state intagliate con la testa di drago per placare le acque durante le inondazioni: una credenza popolare credeva infatti che le acque agitate fossero dovute agli spiriti irrequieti dei draghi delle acque.

In ogni caso, le barche drago sono state utilizzate dalla popolazione cinese fin dal 500 a.C. e, nel giorno del Duanwu, si organizzano delle grandi gare di queste barche.

Le barche drago sono delle canoe costruite in legno di tek (legno ricavato appunto dall’albero teak e tipico del sud-est asiatico), possono essere lunghe fino a 25 metri e possono avere 10, 20, 50 posti fino ad arrivare a un massimo di 100 per le barche da sfilata. Solitamente, hanno una testa di drago in cima e una coda a poppa, unitamente a svariate decorazioni a scaglie sulla fiancata, proprio a ricordare la forma e le fattezze di un drago. Oltre ai vogatori, sulla barca vi sono anche un timoniere a poppa e un tamburino a prua: uno per dare la direzione, l’altro per dare il ritmo, mentre la leggenda dice per spaventare i pesci. Si rema seduti su assi di legno con una pagaia monopala e questa è la caratteristica peculiare di questo sport.


Come tutte le gare e gli sport che si rispettino, da semplice passatempo e tradizione, anche le corse delle barche drago sono diventate sempre più sofisticate e sono state quindi regolamentate con precisione. Nel 1991, infatti, nasce ad Hong Kong l’International Dragon Boat Federation (abbreviata in IDBF) con lo scopo di regolamentare proprio questa pratica.

Lo sport
La IDBF ha dunque fissato le regole delle sport delle barche drago. Le barche drago da gara sono lunghe 12,49 m, larghe 1,06 m e pesano 250 kg. Si tratta di barche a 20 posti, più timoniere e tamburino. La testa e la coda di drago devono essere uguali per tutte le barche e sono rimovibili: si usano solo durante le manifestazioni, ma non durante l’allenamento. Lo scafo è realizzato in vetroresina mentre le panche in legno. Le pagaie possono essere realizzate in alluminio, plastica o fibra di carbonio ma hanno delle dimensioni precise: da un minimo di 1,05 m a un massimo 1,30 m, con una larghezza massima di 18 cm. Non tutti possono realizzare barche drago da gara: date le specifiche, esistono dei rivenditori autorizzati.

Le gare di barche drago sono poche e difficili da realizzare perché si tratta di barche molto grandi e di difficile trasporto. Le prime gare erano su una distanza di 640 m (700 iarde), ma oggi vi sono anche da 250 m, 500 m e 1.000 m a cui possono partecipare equipaggi solo maschili, solo femminili, o misti con massimo 12 maschi e altre 8 femmine.

I primi campionati del mondo si tennero in Cina nel 1995 e anche l’Italia partecipò: nel 1997, inoltre, in Italia nacque la Federazione Italiana Dragon Boat (FIDB) e, in questa disciplina, si aggiudicò anche un titolo di campione d’Europa agli europei tenutisi in Danimarca nel 1996. L'attività del dragon boat è diffusa in particolare nel Lazio, in Trentino, in Toscana, in Campania, in Lombardia, in Piemonte ed in Veneto.

A Shanghai, le gare si sono tenute giovedì e venerdì sul Suzhou Creek, uno dei fiumi di Shanghai. Complice la giornata meravigliosa, molte persone si sono riunite sul lungofiume per godersi lo spettacolo mozzafiato dei vogatori che, a ritmo di tamburo, pagaiavano a velocità impressionante!




Il cibo
Il cibo, insieme alle corse delle barche drago, resta comunque la principale attrazione della festa.  Chiamati anticamente “jiaoshu”, gli zongzi sono fagottini di riso glutinoso, di forma conica, rotonda o a cuscinetto, avvolti in foglie di bambù e legati con una cordicella. Questi fagottini sono solitamente ripieni con le pietanze più disparate: dal classico maiale, possibilmente in umido, ai fagioli rossi, ma anche giuggiole, uova d’anatra, salsiccia, castagne, pollo, taro o gamberetti essiccati. Fino a qualche giorno fa, ero convinta che per preparare gli zongzi bisognasse prima preparare il riso al vapore, poi il ripieno e infine mettere tutto insieme in forma conica e chiudere il tutto con foglie di bambù e corda. Invece no: gli ingredienti si appaiano crudi e infine gli zongzi vengono cotti o al vapore o bolliti in acqua per circa mezz’ora. Ancora non mi capacito di come sia possibile far stare assieme i chicchi di riso crudi, ma tanto è che la mia collega me ne ha portati quattro, gentilmente preparati dalla mamma. Presentazione: mia madre non è brava a cucinare, ma ha fatto gli zongzi per la festa e allora te ne ho portati quattro. Grazie, cara C., ma lavora un po' sulla tua capacità di presentazione!


Sono stata fortunata: erano non solo commestibili, ma anche buoni (chiaramente un panino crudo e caprino è diverso, ma nell’insieme della cucina cinese erano buoni). Ne avevo due al maiale, uno al maiale e erbette e infine uno al fagiolo rosso, giuggiole e castagne, il cosiddetto “zongzi dolce”.




Tra le altre usanze tipiche della festa delle barche drago ricordiamo sicuramente la decorazione della casa. Durante la festa, si possono appendere alle porte delle case rametti di artemisia e di tifa, due erbe medicinali, che secondo la medicina cinese, scongiurano le influenze maligne, prevengono e curano malattie che possono facilmente insorgere al principio dell'estate, a causa del clima umido e della diffusione degli insetti nocivi. I bambini, inoltre, ricevono vari portafortuna da indossare: fili di seta di cinque colori, simbolo di longevità, una borsetta ricamata a forma di tigre o di zucca, piena di aromi, da portare al collo, scarpe a forma di testa di tigre per i piedini e sul petto una pettorina con una tigre ricamata.

Questo testo è stato utilizzato per realizzare la puntata di Cineserie "Le barche drago" per Radio Meyooo, disponibile all'ascolto sul sito della radio o come Podcast cercando "Radio Meyooo". 

venerdì 3 giugno 2016

Telenovela Song - Puntata 1: Charlie Song

Questo post trae spunto da un bellissimo libro che mi è stato prestato dalla mia amica B. e che ho letto molto volentieri nei miei svariati viaggi tra Cina e Italia. Il libro parla della Famiglia Song i cui componenti, in diversi anni e per svariate ragioni, hanno determinato il destino dello stato cinese. Mentre le prodi gesta di Sun Yat-Sen, sua moglie Song Qingling, o di Chiang Kai-Shek e sua moglie Song Meiling sono abbastanza note, poco famosa, ma oggetto di grandi pettegolezzi, è l’intricata storia di questa famiglia e di tutti i suoi membri.


Ho pensato di dedicare dunque una serie di post alla storia di questa famiglia, pensandola come una sorta di telenovela a puntate.

Da dove nasce la famiglia Song? Bisogna partire dal patriarca Charlie, ovvero il padre di Qingling e Meiling. Secondo gli storici, Charlie è un cinese Hakka originario dell’isola di Hainan, a sud della Cina, la cui famiglia era originariamente emigrata dal nord della Cina. La famiglia di Charlie era costruttrice di navi e commerciante: avevano una flotta di navi che era in grado di solcare l'oceano fino a Sumatra, in Indonesia, ma anche Canton, Macao, Shantou, Xiamen fino a Hanoi in Vietnam. Appartenevano inoltre alla setta segreta Chiu Chao, i cui membri erano principalmente cinesi dell'area di Shantou, i cui antenati erano attivi esponenti della resistenza contro i Manchu, la dinastia mongola che aveva spodestato i Ming dal trono. Dal momento che la resistenza si era rivelata inutile e i Manchu avevano preso il potere dando vita alla dinastia dei Qing, i membri di questa associazione erano di fatto diventati rifugiati politici e, per paura di persecuzioni, si erano dispersi nel resto del sud-est asiatico. Questo tratto comune aveva tuttavia permesso loro di creare una rete segreta di conoscenze, tradizioni, dialetti e aiuti che si estendeva per vari mari e oceani.

All'età di nove anni, il papà decise che Charlie era pronto per salpare i mari e imparare il mestiere all'estero: partì dunque alla volta di Giava con un fratello maggiore nel 1875. Dopo aver servito come marinaio per il fratello, nel 1878 all'età di dodici anni, Charlie salpa con uno "zio" (un membro della setta Chiu Chao, non è chiaro se sia effettivamente un parente) verso gli Stati Uniti, in particolare Boston. Tale zio era emigrato negli Stati Uniti parecchi anni prima, dove aveva lavorato duramente come “coolie” nella costruzione di strade, ferrovie e altre infrastrutture negli Stati Uniti. Dopo aver raccolto i fondi necessari, si era infine stabilito a Boston e aveva aperto una stamperia in cui Charlie trovò impiego.

A Boston, Charlie conobbe altri cinesi appartenenti ad alcune famiglie facoltose di Shanghai, emigrati in America a studiare. Due di questi cinesi, chiamati B.C. Wen e S.C. New, divennero buoni amici di Charlie e cercarono di convincere lo zio a far studiare anche lui in America. Invano purtroppo, dato che lo zio era irremovibile: a gennaio del 1979 Charlie decise di scappare dalla stamperia dello zio e di imbarcarsi segretamente su una nave chiamata Gallatin. I marinai della nave lo trovarono solamente in mare aperto e il capitano della nave, Eric Gabrielson, decise di tenerlo con sé. Gabrielson era infatti un norvegese arrivato in America poco prima della guerra civile, al termine della quale finalmente i neri d'America avevano trovato la libertà. Era inoltre un fervente cristiano della Chiesta metodista, devoto nel fare del bene e convinto nel non voler rimandare Charlie alla “schiavitù” dello zio cinese.

Proprio su questa nave Charlie ottenne il suo nome. Il suo vero nome cinese era Han Jiaozhun, di cui Han è il cognome, e Jiaozhun il nome. L'origine del nome Charlie Song sta probabilmente nella fonetica: quando Gabrielson chiese a Cherile come si chiamava, egli rispose “Jiaozhun” che, pronunciato con l'accento di Charlie, suonava come Charles Soon, poi diventato Charles Sun e infine traslitterato in cinese come Song.

Gabrielson introdusse Charlie alla religione cristiana, lo presentò al reverendo del paese, il quale contribuì alla definitiva conversione di Charlie verso il cristianesimo, atto che ebbe una grande impressione sulla comunità del posto dato che si trattava del primo cinese a essere convertito e ad aver “trovato la gioia nel Signore”. Tra i commossi, vi era un certo Moore che comprese subito le potenzialità di un ragazzo cinese convertito: la Cina rappresentava all'epoca la nuova frontiera delle missioni, un territorio inesplorato con enormi capacità di conversione dove svariati metodisti già operavano.

Moore si convinse che era necessario dare un'educazione improntata al cristianesimo a Charlie allo scopo appunto di farlo tornare in Cina per incrementare le attività missionarie. Trovò un benefattore, un uomo facoltoso dal nome Julian Carr, capo di due importanti aziende di tabacco e tessitura statunitensi. Carr era il tipo d'uomo ben disposto a fare beneficenza e ad aiutare tutti coloro che si trovavano in difficoltà, incluso Charlie, che entrò dunque al Trinity college nel 1881. Lì gli insegnarono i fondamenti della lingua inglese scritta e parlata, la matematica ma soprattutto la Bibbia, dato che Charlie doveva appunto diventare un missionario. L'anno dopo tuttavia Charlie fu cacciato dal Trinity college perché a quanto pare si era infatuato e aveva fatto delle avances alla figlia di un professore. Fu quindi trasferito al Vanderbilt college di Nashville, dove rimase fino al 1885. Il rettore del college era infatti anche capo delle missioni nella Cina del Sud, luogo dove appunto Charlie doveva essere mandato.

Nel 1886, Charlie fu quindi spedito a Shanghai, dove la missione metodista aveva sede con a capo il reverendo Young Allen. Il reverendo non vedeva Charlie di buon occhio perché lo percepiva come un approfittatore (aveva beneficiato per motivi sconosciuti dell’aiuto di personaggi facoltosi per la sua istruzione), ma soprattutto perché Charlie era diventato un non-cinese. Si vestiva all’occidentale, pensava come uno straniero e per giunta non parlava la lingua del posto: Charlie parlava infatti il dialetto di Hainan ma non quello di Shanghai. Fu quindi relegato a coprire i lavori più umili nelle zone più remote della missione finché un giorno, per caso, Charlie incontrò i suoi due vecchi amici di Boston: B.C. Wen e N.C. New. Loro intuirono che il problema principale di Charlie era rientrare nella società cinese, e quale modo migliore di farlo se non sposare una ragazza cinese di Shanghai e di buona famiglia?

I due ragazzi erano infatti sposati con le sorelle Ni, la cui madre di cognome faceva Xu ed era peraltro la discendente di Xu Guangqi, il primo “italiano” di Shanghai, come avevamo raccontato qui. Le sorelle in tutto erano tre, di cui l’ultima, Ni Guizhen, era ancora nubile: nessuno la voleva perché non le erano stati fasciati i piedi da piccola e, nella mentalità comune, questo era un tratto poco apprezzabile per trovare marito.

Nel 1887, Charlie sposò quindi Ni Guizhen e, per i primi anni di matrimonio, vissero a Kunshan, cittadina nella periferia di Shanghai, un posto remoto e di difficile socializzazione. La missione, nonostante Charlie facesse carriera, non rendeva molto ed era molto difficile campare solamente di quello. Grazie alle nuove relazioni con Wen e New, Charlie venne introdotto a una triade di Shanghai chiamata “Banda Rossa” (Red Gang, in inglese). Questa triade, anch’essa nata quando la dinastia Ming era stata sconfitta dai Manchu, aveva una forte vocazione anti-mancese ma raccoglieva comunque gli esponenti più facoltosi della città. Grazie al supporto della triade e dei suoi cognati, Charlie decise di tentare la fortuna con un business privato. Nel 1889 diventò agente per l’”American Bible Society”, una società che vendeva la Bibbia per il mondo. All’epoca esisteva solamente una versione in cinese classico della Bibbia (quindi accessibile solo alle classi abbienti) ed era per giunta molto difficile stampare libri in cinese perché, a differenza dell’inglese dove bisogna mettere insieme solo 26 lettere, con il cinese bisognava creare i tasselli per ogni carattere. Grazie alla sua esperienza nella stamperia dello zio e ai fondi e alle conoscenze messe a disposizione dalla Banda Rossa, Charlie fondò una sua stamperia chiamata “Stampa Sino-americana” e si mise a stampare libri e altri materiali per tutti coloro che ne avevano bisogno.

Nel frattempo sua moglie era rimasta incinta e aveva dato alla luce due figlie: la prima, Ailing, nel 1890 e la seconda, Qingling, nel 1892. Nello stesso anno, Charlie decise di dare le dimissione dal suo lavoro come missionario, dedicandosi al 100% al suo business privato, garantendo tuttavia il suo contributo al catechismo della domenica. Charlie era infatti un uomo molto ambito dalle imprese: si trattava di un cinese con educazione americana che poteva rappresentare un ottimo elemento di intermediazione tra i due paesi, non solo per gli occidentali che tentavano di espandere le loro attività in Cina, ma anche per i cinesi stessi che tentavano di costruire un sistema industriale a imitazione di quello occidentale. Charlie divenne così socio di diverse industrie nella produzione di farina e pasta, ma anche tabacco e materiali tessili. Da semplice missionario, Charlie era diventato in pochi anni un abile e facoltoso industriale, di casa nel distretto di Hongkou a Shanghai. Nella sua nuova abitazione, in stile occidentale e con una grande veranda, nacquero gli altri suoi quattro figli: il primo maschio, Tse-Ven, conosciuto ai più come T.V., un’altra femmina, la famosa Meiling, infine altri due maschi, Tse-Liang e Tse-An, conosciuti come T.L. e T.A.

I primi quattro figli, Ailing, Qingling, T.V. e Meiling contribuirono fortemente a cambiare il destino della Cina nel ventesimo secolo, mentre gli ultimi due vissero leggermente in disparte: i primi quattro furono infatti educati da un padre energico, positivo e convinto delle ampie possibilità di chiunque abbia intraprendenza; gli ultimi due invece vissero i momenti di sconforto e di passività del padre che ormai aveva raggiunto una veneranda età.

Aggiungo un’ultima nota alla prima puntata della telenovela Song. La triade della Banda Rossa rappresentò per Charlie un importante mezzo di relazione con il resto della società cinese: proprio grazie alla triade conobbe infatti il suo migliore amico, Sun Wen, conosciuto ai più con il nome di Sun Yat-Sen, primo presidente della Repubblica di Cina e ispiratore del movimento rivoluzionario che portò alla fine dell’impero in Cina nel 1911.


Questo post è stato utilizzato per creare la puntata “Telenovela Song” per Radio Meyooo, disponibile direttamente sul sito della radio o su Ipodcast cercando “Radio Meyooo”. 

giovedì 2 giugno 2016

La Festa della Repubblica disillusa

Oggi, alla faccia della Repubblica che tanto decantano, i rappresentanti del popolo italiano a Shanghai (Console & C.) hanno deciso di fare una festa a porte chiuse per la celebrazione della Festa della Repubblica.
Premessa: a Shanghai siamo 4 gatti di italiani, il consolato era solito fare una festa aperta a tutti gli iscritti AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), offrendo qualche snack, qualche bevanda e una band di intrattenimento. Io sono stata solo una volta l’anno scorso, la festa non era stata nemmeno granché, ma si apprezza il gesto di voler comunicare a chi si trova a più di 10,000 km dal proprio paese che le istituzioni ci sono contribuiscono a creare una comunità lontano da casa.

Dirò la verità: non me n’è nemmeno mai fregato troppo della Festa della Repubblica in Italia, ho sempre lavorato quel giorno o al massimo sono andata in ferie. Ma vivere all’estero, a contatto con così tante persone di paesi e culture diversi, in un paese come la Cina soprattutto, così distante culturalmente da noi, il legame con la madrepatria si rafforza, diventa imprescindibile, diventa finalmente importante. Andare alla festa o agli eventi organizzati da istituzioni e organizzazioni è normale, nella vita di Shanghai.      

Quest’anno, comunque, non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione: veniva da domandarsi se facessero o meno la festa, come in tante persone hanno fatto. La sottoscritta, dopo aver chiesto a persone che “sanno”, ha scoperto (dico scoperto non perché non si sapesse, ma perché sono “caduta dal pero”, come si suol dire) che la festa c’è, ma è privata, a porte chiuse: entri se sei in lista, come in discoteca. Ça va sans dire, io non sono in lista!


Al di là del fatto che la pratica della lista è spregevolmente italiana, la domanda che mi sono posta è: ma sulla base di quale criterio si entra in lista?? Ovviamente, risposta sconosciuta. C’è chi dice che vi sono delle liste politiche di persone influenti, poi delle liste industriali di persone influenti…poi i parenti, gli amici, i portaborse, i leccaculo ecc., ecc., ecc.

Ho espresso il mio disprezzo e la mia disillusione nei confronti del nostro paese con una breve email che ho indirizzato al Console Generale. Ringrazio la mia amica F. per avermi spronato a farlo.

Gentile Console Generale,

Ho appreso solamente ieri, e con rammarico, la notizia che quest’anno la Festa della Repubblica sarà un evento “politico” a porte chiuse, riservato solamente ad “esponenti di spicco” della comunità italiana di Shanghai.
Con la presente, vorrei esprimere la mia opinione in merito.

Per lo stato (Lei, quindi), noi siamo tutti uguali: cittadini italiani, con diritti e doveri. Non esistono cittadini di serie A e di Serie B, esistono solo cittadini che Lei dovrebbe rappresentare. Con questo evento, Lei ha invece deliberatamente scelto di rappresentare solamente una parte di questi cittadini. Queste cose in Italia sono sempre successe, ma non sono corrette. Quando io ascolto i Suoi discorsi in cui dice “la vera Italia siete voi, che non vi lamentate come i connazionali in patria, ma lavorate sodo e producete risultati”, io penso a una persona che crede nelle potenzialità del nostro paese, critica le sue debolezze, ci sprona a superarle e a produrre così del cambiamento. Questa festa a porte chiuse è dimostrazione invece che si tratta solamente di tante belle parole, ma pochi fatti. L’Italia è stata, è e sarà sempre un paese per “eletti” e opportunisti, arrivati a essere di spicco nella società sulla base di criteri sconosciuti, ma a quanto pare non meritocratici, perché le istituzioni del paese perpetuano questo sistema, Lei compreso.

Le auguro dunque una buona cena e serata al Peace Hotel: si ricordi che è pagata con i soldi dei contribuenti, anche i miei.

Distinti saluti,


Per il resto, invito chiunque a guardare o riguardare un bellissimo film di Monicelli, “Il Marchese del Grillo”, che anni fa era stato in grado di mettere nero su bianco ciò che succedeva all’interno della nostra società, muovendone una critica. Nulla è cambiato, è tutto ancora così, solo i Marchesi del Grillo sopravvivranno, altri si prostreranno davanti ai potenti e altri ancora verranno impiccati. Io ne approfitto per andare a correre.