martedì 8 dicembre 2015

Cosa fanno i francesi - Parte 1

Lo scorso 25 ottobre 2015 Report ha pubblicato un video che ha avuto molto successo, almeno tra gli italiani residenti in Cina. Il video s’intitolaOccasionCina” (nome che, tra l’altro, trovo magnifico!) e il tema principale è intervistare diversi imprenditori italiani in Cina per fare chiarezza su vantaggi/svantaggi dell’operare in Cina, sui cambiamenti avvenuti in questo paese negli ultimi dieci anni, sulle loro strategie di successo e sulle loro impressioni.

Intervistano un amico, Giacomo, il quale fa il paragone tra le aziende italiane e quelle francesi: le aziende italiane sono piccole e medie, non hanno il capitale e il tessuto imprenditoriale adatto a fare business in Cina, che è invece un paese grande e complesso dove bisogna arrivare con una strategia forte e lungimirante. Le aziende francesi, dice, sono uguali ma si uniscono e creano sinergie per presentarsi come grossi colossi vincenti. Vi è anche chi fa il giro dei supermercati, facendo notare come vi siano pochi vini italiani, mentre quelli francesi, cileni, americani e australiani sono molti di più. Intervistano addirittura dei cinesi ai quali non risulta venga prodotto dell’ottimo vino in Italia! Ovviamente per arrivare ad affermare che le aziende italiane, a differenza di quelle dei francesi, non sono in grado di sviluppare strategie vincenti per ottenere successo sul mercato cinese. Questi discorsi, a mio parere, sono un po’ scontati e vecchi: sono tutte cose vere, naturalmente, non lo nego assolutamente. Tuttavia, sono frasi che si sentono dire in giro da parecchio tempo e che si ripresentano, con la stessa formula e le stesse parole, ogni volta che si tocca l’argomento.

Ma il vero tocco di genio del video è l’intervista a un orfano neuronale, come lo definirebbe Crozza De Luca, di nome Marco, che di professione, secondo quanto indicato nella didascalia del video, fa il creativo. Sì, avete letto bene, il creativo. Marco il Creativo svela al malcapitato di Report qual è, secondo lui naturalmente, la strategia per fare successo in Cina: non è l’expertise, la strategia di business e nemmeno il fascino del tanto decantato Made in Italy; secondo lui, siccome i cinesi sono un po’ sempliciotti e non hanno i mezzi per capire se un prodotto ha un valore effettivo, la strategia è sapersi vendere. In poche parole, la strategia che gli imprenditori dovrebbero tenere, secondo Marco il Creativo, è trovare il cinese col grano, sapersi vendere, propinargli merce di scarso valore e guadagnarci sopra. Marco il Creativo infatti è campato in questi anni facendo il pittore pur non essendo capace di dipingere, il musicista pur non essendo un musicista di professione e il designer pur non avendo studiato design. Ci tengo a precisare che queste cose non me le sto inventando, le dice lui stesso nel video, guardare per credere. Sebbene da un punto di vista strettamente imprenditoriale si tratti di una strategia vincente, la sottoscritta si pone invece un’altra domanda: ma che figura ci fa l’Italia e tutto il suo talento multidimensionale, da musica ad architettura, artigianato e design? Vogliamo veramente cestinare tutto ciò che ci portiamo dietro da millenni e di cui possiamo oggettivamente fare vanto per fare spazio a gente ignobile come Marco il Creativo? Non si tratta di un discorso etico, ma di rispetto nei confronti di chi qualcosa lo sa fare e lotta tutti i giorni della sua vita per difendere questo suo talento e cercare di esportarlo facendone capire il valore al cinese medio, che per sua sfortuna, non ha la capacità di discernere ciò che ha valore da ciò che non lo ha.

Ora, io so benissimo che Report, in quanto rappresentante di un bellissimo giornalismo investigativo, voglia dare un’immagine dell’Italia in declino, problematica e le cui istituzioni sono inefficienti, per soddisfare le richieste del suo pubblico. Tuttavia, ricollegandomi al secondo paragrafo, io mi faccio altre domande, perché fortunatamente non devo gestire dal punto di vista amministrativo-finanziario le sorti del programma della Gabanelli. Le istituzioni, e noi tutti, vogliono davvero che l’Italia abbia questo tipo di rappresentazione in Cina? Perché solamente personaggi come Marco il Creativo trovano spazio nei media e non invece le persone realmente competenti e capaci che operano nel mercato imprenditoriale cinese? Se i francesi, che hanno il nostro stesso tessuto imprenditoriale, riescono e hanno successo perché noi no? Ma soprattutto, visto che lo diciamo tutti, qualcuno si è mai posto il problema di cosa facciano questi tanto decantati francesi da anni per essere così bravi e lungimiranti? Non possiamo prendere spunto (per non dire copiarli)?

Ho deciso perciò, nel mio piccolo, di intraprendere una campagna d’informazione che possiamo chiamare “Cosa fanno i francesi”, indagando appunto su che tipo di strategie adottano le istituzioni francesi per aiutare le loro piccole imprese. Chissà mai che qualcuno delle nostre istituzioni possa prendere spunto dal mio modesto (e gratuito) lavoro e concludere qualcosa.

Nel frattempo, appellandomi all’intelligenza delle persone, spero davvero che a personaggi come Marco il Creativo non venga dato più spazio in nessun organo di stampa o informazione, in quanto rappresentanti di una mediocrità professionale, a cui io, da italiana, non voglio venire associata perché sento di non appartenerci. 

Nessun commento:

Posta un commento