venerdì 15 gennaio 2016

Tutti lo sentono ma nessuno lo conosce: il chou doufu

Il pezzo su Lu Xun della settimana scorsa mi ha dato lo spunto per il tema di un altro post. Shaoxing, la città natale di Lu Xun, è famosa per il chou tofu, il tofu pozzolente letteralmente tradotto: ho raccolto dunque un di aneddoti e fatti su questa nauseabonda prelibatezza.


Il tofu è sostanzialmente il formaggio di soia: i semi di soia, chiamati anche fave di soia, vengono messi in ammollo, frantumati, bolliti e infine filtrati a formare un succo chiamato appunto latte di soia. Questo succo, proprio come il latte bovino o caprino, è in grado di cagliare, ovvero coagularsi tramite l’azione di enzimi che sono in grado di separare le proteine presenti nel latte per farle ricompattare (coagulare appunto) in altre forme proteiche. Da questa nuova coagulazione, il caglio della soia viene poi raccolto e pressato in blocchi a formare il tofu, che alla vista ha un aspetto bianco, morbido, molto simile ai nostri formaggi freschi ma più gelatinoso.
La soia è un legume che veniva coltivato solamente nell’Asia orientale, in particolare Cina e Giappone, e arrivato in Occidente solo nell’ottocento. Il termine tofu, invece, deriva dal giapponese benché siano stati i cinesi a importare tale alimento in Giappone. Da Cina e Giappone si è poi diffuso in tutta l’Asia diventando un alimento basilare nelle diete di tutto il continente.

Ci sono due categorie principali di tofu: quello fresco, prodotto dal latte di soia, e quello conservato, “stagionato”, prodotto dal tofu fresco. Il tofu fresco è quello che contiene la maggior quantità di liquidi e nella sua varietà più morbida, chiamata nen (tenero, soffice) doufu, ha la consistenza di un budino. Poi c’è il hua (morbido) doufu, che è il tofu a cubetti che viene solitamente usato per cucinare varie pietanze. Il tofu conservato è invece disponibile in sostanzialmente due varietà: una sott’aceto, in cui i cubetti di tofu vengono lasciati asciugare all’aria aperta coperti dal fieno, in modo tale che i batteri dell’aria agiscano sul tofu per essicarlo meglio. Questi cubetti vengono poi immersi in un particolare liquido in cui vengono combinati acqua, sale, aceto, molto spesso anche baijiu, e tutta una serie di altri ingredienti che includono anche riso, fave di soia e pasta di soia. La seconda varietà, ovvero il tofu che da il nome a questo post, è il tofu fermentato, detto stinky tofu in inglese e tofu puzzolente in italiano. In questo caso il tofu fresco viene immerso in una salamoia creata con latte fermentato, verdure e carne. La salamoia può anche includere gamberetti secchi, amaranto, senape, germogli di bambù e altre spezie cinesi. Ciò che se ne ricava è un tofu molto puzzolente, nauseabondo, che ricorda l’odore del cavolo marcio o dei rifiuti putrefatti. Tuttavia i cinesi lo adorano, lo considerano una delizia, una vera e propria prelibatezza. Viene principalmente consumato fritto accompagnato da diversi tipi di salse, piccanti o agrodolci. Tuttavia, può venire anche mangiato freddo, al vapore, arrostito o bollito.

La leggenda vuole che il tofu puzzolente sia stato inventato da un personaggio di nome Wang Zhihe, di famiglia povera e produttrice di tofu. Egli ebbe comunque la possibilità di studiare e si recò a Pechino dove provò a passare gli esami imperiali. Avendo tuttavia fallito ma non volendo perdere la faccia, rimase a Pechino dove decise di mettersi a vendere tofu proprio come la sua famiglia. In un’estate torrida, avendo paura che il suo tofu si deteriorasse a causa del caldo e diventasse quindi invendibile, decise di tagliare il tofu in cubetti e nasconderlo al riparo in una giara di terracotta insieme a un po’ di sale per qualche giorno. La combinazione dei vari residui di altri cibi (spezie, ortaggi) all’interno della giara e del sale aggiunto da Wang Zhihe permise al tofu di fermentare e quando il nostro venditore riaprì la giara si trovò davanti un nuovo prodotto che, nonostante il puzzo nauseabondo, decise comunque di assaggiare. Avendone testato non solo la commestibilità ma anche la delicatezza al palato, decise quindi di venderlo con il nome di puzzolente, aprendo quindi la strada al commercio di tale prodotto.

La caratteristica principale di questo tofu, comunque, è l’odore: una delle cose più nauseabonde, orribili e indimenticabili che una persona abbia mai incontrato. La pagina di Wikipedia dice: “L’odore di questo tofu è pungente, simile a quello di certi formaggi stagionati, o all'odore di marcio e di feci”. La pagina del Global Times, il quotidiano in lingua inglese che appartiene al Quotidiano del Popolo, dice: “si tratta di uno snack maleodorante, che inquina l’aria con un tanfo simile a quello di carne putrida, di cesso di hutong e fiato di cane messi insieme. E’ facilmente riconoscibile a distanza di metri dal suo odore oppure, se si è ancora lontani, è riconoscibile guardando le facce delle persone che hanno appena passato lo stand in cui viene venduto, i quali si schiacciano le narici riuscendo a malapena a respirare”. Reuters parla di “un aroma che rappresenta l’incrocio tra i rifiuti bruciati e i cadaveri in decomposizione”. La BBC lo paragona gentilmente al “blue cheese del tofu”, dove blue cheese sta per quel buonissimo formaggio molto simile al gorgonzola ma più compatto, famoso per il forte odore e sapore. Il sito Dissapore, che elenca i 13 cibi più puzzolenti del mondo, mette il chou tofu al secondo posto definendolo l’odore come di “fogna a cielo aperto”.

Il tofu puzzolente è un alimento tipico della cucina cinese che ha ovviamente seguito I suoi migranti nei paesi dove questi si sono spostati, in particolare Taiwan e Hong Kong. Tra i posti migliori dove degustare il chou tofu ricordiamo Shaoxing, cittadina da cui era partita l’idea, dove viene cucinato fritto o saltato e degustato in cubetti posti su di uno spiedino, accompagnato da salse piccanti o meglio agrodolci, come vuole la cucina di Shanghai e Zhejiang. Famosa anche la versione piccante del chou tofu diffusa a Chongqing, nel Sichuan e nello Hunan, in particolare Changsha, città natale di Mao Zedong. In questa versione il tofu fritto viene degustato con una salsa a base di coriandolo, erba cipollina, peperoncino, pepe del Sichuan e olio. Un altro posto famoso, anche tra i cinesi stessi, per degustare il chou tofu è Taiwan e in particolare tutti i suoi mercati notturni, famosissimi su tutta l’isola ma anche in tutta l’Asia. Nei mercati notturni di Taiwan, praticamente, uno stand ogni due o tre vende chou tofu. Anche nel loro caso, il tofu puzzolente è cucinato fritto e strafitto con una miriade di salse: piccanti, agrodolci, ketchup e chi più ne ha più ne metta.

Io, devo dir la verità, non sono mai riuscita a superare l’odore nauseabondo e penetrante del chou tofu, specialmente quello fritto che vendono come cibo di strada, e riuscire a degustarlo. Però, vi lascio con due riflessioni: la prima, che in Toscana c’è un detto che dice “Fritta è buona anche una ciabatta”; la seconda è ricordare a tutti che la maggior parte degli italiani pensa che la cucina francese sia mediocre perché insaporisce ogni piatto con le salse. Che entrambe queste cose vadano applicate anche al chou tofu?


Il testo di questo post è stato utilizzato per registrare la puntata della rubrica Cineserie intitolata “Puzzolente non si può” su Radio Meyooo disponibile al link http://www.spreaker.com/user/8356020/0074-cineserie-una-cosa-puzzolente per l’ascolto in streaming o per il download. Disponibile anche su Ipodcast cercando Radio Meyooo.

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