venerdì 8 gennaio 2016

Lu Xun

Mentre girovagavo per le vie della zona di Hongkou qui a Shanghai, sono stata attratta dal parco dedicato a Lu Xun, dove ero già stata qualche anno fa ma senza soffermarmi troppo. Lu Xun è uno dei più grandi scrittori cinesi del secolo scorso e la sua storia personale è interessantemente intracciata con gli eventi storici cinesi del ventesimo secolo.


Lu Xun è nato nel 1881 a Shaoxing, una cittadina a sud di Hangzhou, famosa per le sue casette bianche in architettura cinese affacciate sui canali. Proviene da una famiglia benestante dove sia il nonno che il padre sono funzionari dello stato: all’epoca, significava dover passare diversi gradi di esami imperiali sullo studio dei classici cinesi e possedere una vasta cultura. Conseguentemente, anche Lu Xun riceve questo tipo di educazione in un periodo però di grande subbuglio. La Cina aveva appena perso le due guerre dell’oppio contro gli stranieri, la dinastia imperiale era in declino, i funzionari imperiali si opponevano ad ogni proposta di modernizzazione perché troppo legati alle tradizioni millenarie, i pochi movimenti che propugnavano il rinnovamento erano illegali e la società era completamente allo sbando a causa di differenti fazioni politiche ed eserciti regionali in perenne lotta tra di loro.  

La giovinezza di Lu Xun viene dunque spesa tra gli studi classici in un ambiente in declino e la volontà di esprimere l’inadeguatezza di tutta la società cinese. Tra il 1902 al 1909 si trasferisce in Giappone per studiare medicina con una borsa di studio statale: abbandona tuttavia gli studi in medicina per dedicarsi, invece, alla cura delle menti, ritenendo che i suoi connazionali necessitassero di riflettere su loro stessi e sulla società cinese per modernizzarla e migliorarla. Incarica dunque la sua professione di scrittore del compito sociale di risvegliare la coscienza dei cinesi. Le sue opere, principalmente saggi, racconti e poesie, rappresentano una critica profonda della corrotta e litigiosa società cinese dell’epoca, staticamente legata alle tradizioni confuciane. Tra le sue opere più famose, si ricordano “Diario di un pazzo” del 1918 e “La vera storia di Ah Q” del 1921, due brevi racconti che ben riescono a rappresentare la sua figura e la portata del suo pensiero.
Lu Xun, proprio per questo suo acuto spirito critico, diventa per decenni il simbolo del rinnovamento per diversi gruppi e partiti politici. Nel 1919, dopo la pubblicazione di Diario di un pazzo egli diventa lo scrittore simbolo del “Movimento per una nuova cultura”, composto da intellettuali che come lui stesso erano stati educati sulla base dei classici ma ritenevano fosse arrivato il momento di cambiare, di creare una nuova cultura basata sui nuovi valori e standard occidentali, con particolare riferimento a scienza e democrazia. I principi a cui si ispiravano comprendevano, fra gli altri, la fine della società patriarcale cinese basata sui testi confuciani, l’introduzione della democrazia e dell’egualitarismo, un generale approccio progressista orientato al futuro anziché la staticità della tradizione antica. Lu Xun e gli altri intellettuali diventano i primi a scrivere le loro opere in lingua vernacolare, in cinese “baihua”, ovvero la lingua che veniva comunemente usata nel parlato dalle persone, che molto si discostava invece dalla lingua scritta, ovvero il cinese classico. Ritenevano infatti che il modo migliore per creare una nuova cultura fosse, in primo luogo, l’utilizzo di una lingua accessibile a tutti e non solamente ad un’élite di persone.

Lu Xun nel frattempo era ritornato a Shaoxing dal Giappone, da cui si era successivamente trasferito a Pechino che, insieme a Shanghai, rappresentava il fulcro di questo nuovo movimento. La data più significativa di questo fermento sociale è il 4 maggio 1919, giorno in cui gli studenti delle università di Pechino scendono in piazza a protestare contro il governo. La dinastia imperiale era stata rovesciata nel 1911, sostituita da un fittizio governo repubblicano capitanato dal partito nazionalista. Questo giorno viene considerato dai partecipanti come l’esempio più importante del rinascimento cinese, la presa di coscienza del popolo di essere una nazione e di poter influenzare il governo al cambiamento. Il movimento non ha troppo successo e gli insoddisfatti si rifugiano nel Partito Comunista Cinese, che nascerà di lì a poco il 31 luglio 1921 a Shanghai. Anche Lu Xun si ritrova a Shanghai nel 1927 dove rimane fino alla sua morte nel 1936 e questo è il motivo per cui vi è un parco a lui dedicato contenente, fra le altre cose, la sua tomba. Non si iscrive mai al partito comunista cinese ma fonda, insieme ad altri intellettuali, la Lega degli scrittori di sinistra, di cui vi è invece un museo. Tuttavia, per il suo spirito progressista, rivoluzionario e critico nei confronti dell’antica società feudale, diventa uno degli autori più celebrati dai comunisti cinesi i quali, dopo la vittoria del 1949, lo rendono uno dei capisaldi delle letture maoiste.

Come racconta bene Yu Hua, scrittore contemporaneo cinese di cui ho già parlato in questo articolo, Lu Xun durante la rivoluzione culturale era l’unico autore di cui era concessa la lettura oltre agli scritti di Mao Zedong. Frequenti erano anche le sue citazioni, spesso scritte nei dazibao, ovvero i poster “a grandi caratteri”, letteralmente, che venivano appesi per promuovere le politiche di turno. Infine, Lu Xun era l’unico ad essere appellato “Signore”, mentre tutto il resto della società si riferiva agli altri utilizzando il termine equo “compagno/a”, avendo il comunismo abolito le gerarchie. 

Egli ha continuato ad essere portato sul palmo di mano dai cinesi fino all’inizio del decennio quando, iniziando dal Jiangsu, sono scomparsi i suoi scritti dai libri di testo scolastici delle scuole medie oppure sono diventati facoltativi. A quanto pare il problema sarebbe che gli studenti, secondo l’agenzia Nuova Cina, non devono leggere niente di profondo. Gli scritti di Lu Xun vengono considerati troppo introspettivi e, come azzarda qualcuno, stimolano la nascita di uno spirito critico troppo pericoloso per la società cinese contemporanea. Altri invece sottolineano come il suo accantonamento sia invece da interpretare come una volontà di allargare le letture dei giovani cinesi verso testi che celebrino invece i successi del paese per infiammare i cuori di sicurezza e autostima.

Il parco dedicato a Lu Xun, da cui era partita la nostra storia, colleziona una serie di monumenti a lui dedicati: la tomba con una scritta riportante le parole di Mao in persona, il museo con alcuni degli oggetti a lui appartenuti, ed il memoriale che consiste in una statua di Lu Xun seduto trionfante come su un trono. Nei paraggi si dice vi sia anche la sua vecchia casa in mattoni rossi, ma non l’ho trovata: credo sia stata atterrata dalle ruspe che vi hanno costruito una via di centri commerciali. 

Anche a Shaoxing vi sono dei luoghi turistici a lui dedicati, tra cui le sue due case d’infanzia, la stanza dove studiava, il museo a lui dedicato che ospita anche il centro di ricerca. Addirittura, l’azione di recupero dei luoghi natali di Lu Xun ha portato una più generale ondata di recupero delle tradizioni di Shaoxing, tra cui lo stinky tofu, il Shaoxing wine (baijiu) e la calligrafia. Ma di queste cose, magari, ne parliamo un’altra volta!

Questo testo è stato utilizzato per la puntata "Uno scrittore famoso" della rubrica Cineserie su Radio Meyooo, disponibile al link http://www.spreaker.com/user/8356020/0071-cineserie-uno-scrittore-famoso per l'ascolto in streaming o per il download, oppure su Ipodcast cercando "Radio Meyooo". 

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