domenica 3 gennaio 2016

Nel blu dipinto di fuxia

Come spiega bene la mia amica Kim in quest’articolo, i problemi non vanno sempre visti come degli svantaggi, ma come un punto di partenza per sviluppare creatività e nuovi progetti. Questo il mio motto per il nuovo anno, soprattutto nel mio approccio con l’inquinamento cinese, di cui ho raccolto diverse tappe degli ultimi che raccontano le storie più stravaganti.


La prima tappa è rappresentata dal 9 novembre 2015, giorno in cui l’inquinamento a Shenyang supera i 1000. Cosa significa 1000? L’inquinamento viene misurato tramite un indice chiamato Indice di Qualità dell’Aria (Air Quality Index, d’ora in avanti AQI) che misura la concentrazione del particolato, ovvero tutte le sostanze sospese nell’aria. Nello specifico misura il peso, espresso in microgrammi, di un determinato tipo di particolato all’interno di un metro cubo. Ci sono essenzialmente tre tipi di particolato dannosi per le persone, suddivisi in:
-       particolato formato da particelle grossolane che superano i 2,5 micron (milionesimo di metro, cioè millesimo di millimetro) di grandezza. Spesso ci si riferisce chiamandoli PM10;
-       particolato formato dall'aggregazione delle particelle più piccole, compreso tra 0,1 e 2,5 µm in diametro (PM2.5);
-       particolato ultrafine, con diametro inferiore 0,1 µm (PM0.1)
L’AQI prende in considerazione tutti questi tipi di particolato e ne ricava una media che va da 0, con inquinamento nullo, a 500, l’inquinamento massimo che questo indice è in grado di misurare. Gli effetti sulla salute delle persone vengono poi tendenzialmente suddivisi in una scala composta da 5 categorie: da 0 a 50 buono, da 51 a 100 moderatamente inquinato, da 101 a 150 dannoso per le persone sensibili, da 151 a 200 dannoso, da 201 a 300 molto dannoso, da 301 in poi, praticamente, se respiri stai facendo un danno al tuo corpo, il che rappresenta un vero e proprio ossimoro considerando che respirare è la prima cosa che devono fare gli esseri umani quando nascono.
Tuttavia, vi sono due limiti. Da una parte, ben sappiamo che in Cina il limite di 500 viene spesso superato. Dall’altra, alcuni particolati sono ben più nocivi di altri: mi riferisco in particolare ai PM2.5 e al particolato ultrafine che, proprio perché molto piccolo in dimensione, sono in grado di penetrare profondamente nei polmoni fino agli alveoli durante la respirazione. Quindi, proprio a seguito di questi due limiti, è stato affinato l’AQI producendo un indice che misura solo ed esclusivamente i PM2.5 e inferiori in grado di superare il limite di 500 posto in precedenza.

Quindi, dire che l’inquinamento di Shenyang ha superato i 1000 significa dire che all’interno di un metro cubo di aria vi erano più di 1000 microgrammi di PM2.5, ovvero che respirare quel giorno a Shenyang ha creato danni per gli organismi viventi. Shenyang è una città che si trova nel nord della Cina, nella provincia del Liaoning, in cui le temperature arrivano ben oltre i -20° C durante l’inverno. Per riscaldare gli edifici, dunque, si usa il carbone che è la principale fonte di tale inquinamento. Secondo i funzionari locali l’inquinamento è arrivato a 1200 mentre secondo l’agenzia Nuova Cina si è arrivati perfino a 1400: i residenti sono stati invitati a non uscire dalle loro case e a indossare maschere qualora fosse proprio necessario: si è cominciato a parlare di Airpocalypse, nome che io trovo semplicemente magnifico e frutto di un grande ingegno.

Qui si apre il grande mondo delle maschere. Ce n’è di tutti i tipi e non mi riferisco solamente al fatto che ci sono tanti tipi di maschere con filtri diversi, questo è ovvio. Ma che davvero sono state create infinite tipologie: maschere da città, da sport, da bandito, ultrafini, di materiale tecnico. Addirittura vi è una linea disegnata dallo stilista argentino Marcelo Burlon e un’intera sfilata dedicata alle maschere anti inquinamento. I prezzi di queste maschere, oltretutto, sono importanti: quelle di Marcelo Burlon arrivano a 135 sterline, ovvero 185 euro!
Il mondo delle maschere non termina qui: ci sono sposini che hanno fatto l’album del matrimonio con le maschere antigas, una giovane artista che si è creata un vestito da matrimonio realizzato interamente utilizzando maschere antismog bianche, girovagando poi per la città di Pechino mettendo in mostra la sua creazione. Infine c’è chi ha pensato bene di aggiungere una maschera anti inquinamento al ritratto di Mao Zedong appeso alla porta della Città Proibita.

La storia dell’inquinamento cinese dell’inverno 2015 vede la sua seconda tappa il 1 dicembre, quando un artista dello Hubei che si fa chiamare “Fratello Noce” (il nome mi faceva ridere e allora ho deciso di tradurlo in italiano che fa ancora più ridere: Brother Nut, in inglese, Jianguo Xiongdi, in cinese) si presenta sulla scena pechinese con un mattone di inquinamento. Fratello Noce ha passeggiato per le vie della capitale cinese per 100 giorni, iniziando il 24 luglio e terminando il 29 novembre, risucchiando l’inquinamento con un aspirapolvere industriale da 1000 watt che, secondo i media cinesi, sarebbe in grado di aspirare in un giorno ciò che ben 62 persone riescono a respirare. Avendo collezionato più di 100 grammi di polvere durante questa performance, l’artista ha infine pensato di miscelare le polveri con dell’argilla fino ad ottenere un mattone. La performance, facente parte di un progetto più ampio chiamato “Il progetto polvere” (The Dust Project), ha riscosso un buon successo su Weibo, totalizzando nel giro di poche ore ben più di 4,000 commenti da parte dei netizen cinesi.  
Alcune persone hanno pensato si trattasse di uno spazzino tecnologico, altre che vendesse aspirapolveri. Uno spazzino gli ha addirittura chiesto di aiutarlo a pulire! Ovviamente c’è stato chi ha anche cercato di comprare l’opera per un valore di 1600 dollari, ma Fratello Noce si è rifiutato. Ha detto che la sua opera non è in vendita perché il progetto non ha scopo di lucro ma di sensibilizzazione del popolo cinese sul tema dell’inquinamento. Il problema, tuttavia, è che lui stesso si definisce perdente: si paragona a Sisifo, l’eroe mitologico greco condannato da Zeus a trasportare per l’eternità un masso fino alla cima di un monte da cui poi la pietra riscende e Sisifo riprende da capo. Questo suo paragone mi ricorda Chai Jing, la giornalista cinese che prima di lui e più di tutti si era data la stessa missione, e il suo documentario “Under the Dome”: è finita censurata.

La terza tappa è rappresentata dall’8 dicembre in cui a Pechino, per la prima volta nella storia, scatta l’allarme rosso: scuole chiuse, traffico a targhe alterne, cantieri in pausa e barbecue proibiti (!), in un giorno in cui tra l’altro il livello di inquinamento era a 291 secondo l’ambasciata americana. 

Arriviamo dunque alla quarta tappa del 16 dicembre quando, per la prima volta, leggo di un’azienda canadese chiamata Vitality Air con sede a Tianjin che si è messa a vendere bottiglie di aria pulita per 400 rmb/l’una. I suoi due fondatori, a quanto pare, prendono l’aria dalle Montagne Rocciose del Canada (sito protetto dall’UNESCO) e la imbottigliano in pratiche bottiglie di alluminio dotate di valvola in plastica da cui l’aria fuoriesce sotto forma di spray. Il sito è assurdamente dettagliato: specificano addirittura che tutte le loro bottiglie sono 100% riciclabili, in modo da ridurre l’impatto ambientale, controllate e certificate una per una per garantire il massimo del confort e della soddisfazione del cliente finale, ma soprattutto multifunzionali. Citando dal sito: “Non importa se devi restare sveglio a lungo per una nottata di studio, festeggiare per una notte intera o recuperare dopo un duro lavoro: le nostre bottiglie hanno diverse misure, adattandosi perfettamente a zaini, borsette o borse per lo yoga. Qualunque cosa decidi di fare, il nostro prodotto sarà al tuo fianco”.

Si arriva dunque all’ultima tappa della storia dell’inquinamento di questo inverno in Cina: la vera e propria ciliegina sulla torta. Qualche giorno fa, arrivo in ufficio con una bella mascherina fuxia dato che a Shanghai l’inquinamento era prossimo ai 300 e la mia collega mi chiede se ho letto di Nanchino. Non avendolo fatto, mi guarda, sorride e mi dice: “Ieri l’inquinamento a Nanchino era rosa!”. Cerco immediatamente su Internet e trovo questa pagina con una foto raffigurante dei grattacieli di Nanchino su uno sfondo splendidamente roseo. La didascalia dice che gli esperti affermano di non avere motivo di preoccuparsi: non si tratta di strane sostanze nell’aria ma solamente dell’effetto della nebbia con la luce del cielo ad aver creato un’atmosfera rosa baby. La mia collega mi risponde che lei non si fida: e se lo dicono anche i cinesi…

L’inquinamento in Cina è un problema strutturale per il quale serviranno anni di cambiamento economico e sociale prima di una totale risoluzione. Nel frattempo, possiamo attrezzarci con mascherine fashion, ridere dell’aria imbottigliata e stupirci delle stravaganti idee di artisti e imprenditori i quali, anziché vedere l’inquinamento come un impedimento, lo hanno trasformato in una buona occasione per sviluppare idee e creatività. Buon anno nuovo!

Questo pezzo è stato utilizzato per realizzare la puntata di Cineserie "Nel blu dipinto di fuxia" su Radio Meyooo disponibile al link http://www.spreaker.com/user/8356020/0068-cineserie-nel-blu-dipinto-di-fuxia per l'ascolto in streaming o il download, o su Ipodcast cercando Radio Meyooo.

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